Innovazione sì, ma sicura: la sfida delle imprese italiane per i prossimi 3 anni

30 Dic 2020 | Aziende

Si sta per concludere un anno zero dal punto di vista sanitario, sociale ed economico.

In questo 2020 la popolazione italiana (al pari di quella mondiale) si è vista costretta in casa per mesi senza possibilità di uscire e trascorrere una vita normale.

Come conseguenza, si è registrata una prepotente accelerazione del fenomeno di digitalizzazione: cittadini di ogni età, chiusi in casa, hanno dovuto familiarizzare sempre di più con le piattaforme digitali, per poter comunicare con i propri cari a distanza e acquistare prodotti rispettando le restrizioni richieste dal Governo. Molti hanno effettuato per la prima volta un acquisto online, fino a trasformare questa necessità in una vera e propria abitudine.
Per anni il digitale ha rappresentato un canale secondario, ma adesso è diventato centrale per la ripresa ed è quindi determinante nelle strategie di vendita delle imprese.

La reazione delle imprese italiane

 

​Allo stesso modo, anche le imprese italiane hanno subito questo fenomeno di digitalizzazione in modo imprevisto e improvviso. In un momento di profonda crisi economica, molte di esse hanno dovuto assorbire questo cambiamento contemporaneamente alla necessità di far lavorare molti dipendenti in Smart Working.

Come si sono comportate? Da una recente pubblicazione della European Investment Bank, si legge che oltre due terzi (67%) delle imprese italiane hanno introdotto, in tutto o in parte, almeno una delle diverse tecnologie digitali menzionate nel sondaggio. Inoltre, il 45% delle imprese italiane si aspetta un incremento nell’utilizzo delle tecnologie digitali nel futuro post Covid-19. L’indagine rivela che sono soprattutto le grandi imprese a pronosticare un maggior ricorso alle tecnologie digitali (52% contro il 40% delle Pmi).

L’approccio ai progetti di innovazione come è strutturato? Un punto trattato nel comunicato stampa dell’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano evidenzia la poca visione strategica delle imprese nella gestione di progetti di innovazione:

Un quarto delle imprese porta avanti progetti sparsi, senza una roadmap, un programma strategico o un coordinamento; il 42% persegue diversi progetti in modo coordinato, ma senza una roadmap o un programma strategico complessivo; il 24% segue una roadmap generale. Solo una percentuale limitata (circa il 10%) ha invece un programma globale che guida in modo strutturato l’identificazione e la gestione dei diversi progetti.

Gli investimenti in digitalizzazione sono però esposti a numerosi rischi, dei quali la maggior parte delle imprese non è consapevole oppure finge di non sapere.

Nonostante queste dinamiche, risulta ancora allarmante il divario con una parte importante del mercato italiano: circa il 25% delle Medie Imprese e il 21% delle Grandi considera la spesa in Sicurezza IT un costo contingente del tutto saltuario, evidenziando una distanza abissale rispetto ai temi del cyberwarfare, della concorrenza sleale attraverso gli strumenti digitali e del rischio IT come rischio sistemico generale.

Nelle aziende di minori dimensioni prevale un fattore culturale che sottovaluta l’importanza della Sicurezza come abilitatore di nuovi modelli di business nel digitale: questo è un fattore che incide in misura sostanziale su qualsiasi potenziale intervento organizzativo per mitigare il rischio IT, ancor più della carenza di risorse da investire nello stato dell’arte della tecnologia

Clusit

In questo scenario si è registrato un numero sempre crescente di attacchi hacker.

Impennata di attacchi informatici

 

​La gestione dei dati è diventato un aspetto davvero molto critico e spesso sottovalutato/mal compreso dalla maggior parte delle imprese, non solo in Italia.

Se ci soffermiamo su quanto accaduto nel periodo di lockdown e di picco dello Smart Working, i numeri di attacchi da parte di hacker sono impressionanti. Ne citiamo alcuni presi da una relazione di un noto esperto israeliano in cyber security, il cui intervento è stato presentato in un webinar dell’Ordine degli Avvocati di Roma“Un attacco informatico da ransomware ogni 11 secondi (nel mondo) nel corso del 2020 nei confronti delle aziende. il 36% delle vittime ha pagato i riscatti richiesti per riavere indietro i dati. Solo il 17% di chi ha pagato i riscatti ha avuto effettivamente indietro i dati derubati”.  Non è solo la frequenza degli attacchi che balza all’occhio ma l’impatto economico per le imprese (l’entità dei ricatti è di importi molto rilevanti).

L’ultimo trimestre ha visto i crimini informatici seguire l’andamento della pandemia di Coronavirus in Italia, con una curva in crescita a settembre in corrispondenza della ripresa delle attività industriali e dello smart working. Dai dati in nostro possesso risulta evidente, inoltre, la mole di dispositivi IoT connessi in rete senza protezione, cosa che espone a tantissimi rischi anche i singoli utenti privati. Il nostro pool di ricerca continua a insistere sull’importanza di diffondere una cultura digitale a tutti i livelli, dai cittadini, alle aziende, alla Pubblica Amministrazione. È sempre più importante investire in formazione e in sistemi di protezione che andrebbero implementati già in fase di produzione dei dispositivi per renderli meno vulnerabili.
Osservatorio di Exprivia

Se consideriamo che nel prossimo futuro, con 5G e IoT sempre più radicati nella nostra vista quotidiana, ci esporremo maggiormente a furti dati per colpa di dispositivi non protetti, la situazione sarà destinata a peggiorare, e le conseguenze negative avranno impatti spiacevoli.

Cosa accadrà nel prossimo triennio

 

Visto che il fenomeno di digitalizzazione non è reversibile, la presenza online da parte della popolazione sarà in grande crescita. Questa sarà sicuramente affiancata da un sempre più crescente numero di attacchi informatici e situazioni molto poco piacevoli nei confronti dei cittadini italiani (i furti d’identità cresceranno esponenzialmente). In un contesto così complicato, nel quale la crisi economica sta modificando e influenzando molti settori economici, le imprese dovranno destreggiarsi per seguire il trend di digitalizzazione attraverso nuovi progetti di innovazione e, soprattutto, per difendersi da questi attacchi. Sullo sfondo, il Garante della Privacy entrerà in modo sempre più decisivo e competente penalizzando tutte le imprese che non avranno fatto passi avanti in termini di sicurezza (le sanzioni possono essere davvero pesanti se rilevate importanti mancanze dal punto di vista privacy).

Sempre dal rapporto Clusit:

La sicurezza informatica è chiave in questo momento storico. Come abbiamo visto in questi mesi, la pandemia non ha fermato i cyber attacchi. Anzi. I criminali hanno e stanno sfruttando la pandemia. Hanno attaccato ospedali, truffato i cittadini, bucato i sistemi di aziende e pubbliche amministrazioni. Ed allora è fondamentale che l’innovazione digitale sia sicura. È essenziale che gli investimenti, seppur limitati, siano indirizzati là dove serve”.
Investire semplicemente in innovazione per avvicinarsi a nuovi consumatori non sarà più sufficiente, dovrà essere fatto nel rispetto della sicurezza informatica, per difendere i dati dei propri clienti.

Vedremo se le imprese italiane riusciranno in questa missione. Intanto, la cyberware continua…

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