Digitalizzazione nelle PMI: mancano ancora competenze e strumenti

Aziende

La pandemia di Covid-19 ha costretto ad accelerare la digitalizzazione nelle PMI. Nonostante ciò, l’approccio alla digitalizzazione rimane ancora poco “strategico” e le aziende continuano ad incontrare difficoltà nell’inserire strumenti tecnologici nei propri processi in modo continuativo e costante. 

Indice

Stato della digitalizzazione nelle PMI in Italia e KPI

Ostacoli alla digitalizzazione nelle PMI
Formazione delle persone prima di tutto
La digitalizzazione nelle PMI permette di affrontare meglio le crisi
Digitalizzazione e rapporto con il cliente: il CRM
La digitalizzazione è un asso nella manica
Digitalizzazione ed esperienze d’acquisto sicure
Occhio alla cybersecurity nel processo di digitalizzazione
Quali novità ha portato la pandemia nei processi di digitalizzazione
La digitalizzazione delle PMI durante la pandemia
Le criticità più avvertite nel processo di digitalizzazione

Digitalizzazione soprattutto nel marketing

L’innovazione digitale delle PMI in Italia nel 2020: i messaggi chiave

Conclusione: Accelerata repentina nella voglia di digitalizzare

Stato della digitalizzazione nelle PMI in Italia e KPI 

“La digitalizzazione nelle PMI rimane limitata a specifici servizi e strumenti operativi, faticando a decollare verso una revisione strategica dei processi: i dati evidenziano infatti una situazione ancora critica sia dal punto di vista culturale e di competenze, sia da quello tecnologico” dichiara Giorgia Sali, Direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI “Solo il 21% delle PMI ritiene di essere molto avanti o a buon punto del percorso di trasformazione digitale; un ulteriore 36% afferma di stare puntando maggiormente sul digitale anche in risposta alla crisi da COVID-19. Rimane di contro una buona parte di imprese (43%) che continua a mostrare delle resistenze legate ai costi troppo alti (15%) e all’idea che il digitale sia marginale per il proprio settore di attività (27%)”. 

Quando parliamo di digitalizzazione nelle PMI, a mancare è in primo luogo il know-how: il 42% delle PMI dichiara di possedere competenze digitali basse (17%) o distribuite in maniera non omogenea tra il personale aziendale (25%). Ciò rende difficile l’implementazione e l’utilizzo diffuso di nuove tecnologie. 

L’accessibilità dei dati e delle informazioni al di fuori degli edifici aziendali, raggiunta completamente da solo il 3% delle PMI, rimane ancora un obiettivo lontano da conseguire. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’accesso è consentito esclusivamente (18%) o prevalentemente (53%) presso la sede. 

Se pensiamo alle piattaforme, solo il 36% delle PMI è dotato di un ERP aziendale che integri le viste derivanti dai diversi processi. Il 33% che invece non conosce la tecnologia o non ne prevede l’introduzione. Se è vero poi che si rileva un crescente interesse verso la sicurezza informatica e l’analisi dei dati, non è diffuso un approccio consapevole a questi temi: ad esempio, solo il 37% delle PMI utilizza soluzioni avanzate di security e solo il 12% ha svolto progettualità che sfruttano i big data. 

Per una PMI, intraprendere un percorso di trasformazione digitale non significa solo adottare tecnologie e soluzioni lungo i processi aziendali, ma anche lavorare sulla cultura digitale, strategica e operativa. E su questo i risultati di ricerca evidenziano ancora un gap culturale: emerge che solo il 9% delle realtà possiede un approccio “avanzato” rispetto alla digitalizzazione, ossia cerca di anticipare il cambiamento con una visione strategica del percorso di innovazione. 

“Sono senza dubbio positivi gli investimenti previsti dal PNRR per la digitalizzazione delle PMI, come ad esempio il potenziamento della banda larga e della connettività e il miglioramento dell’accesso al credito per le imprese. È ancora più cruciale, però, investire sulle competenze, sia specialistiche sia manageriali” conclude Giorgia Sali, Direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI “Inoltre, migliorare la conoscenza delle misure da parte degli imprenditori, declinare i piani (come il ‘Transizione 4.0’) in un’ottica pluriennale, lavorare sulla chiarezza dei testi di legge e sulla semplificazione delle procedure sono iniziative fondamentali da implementare, per consentire un utilizzo sempre più intensivo delle tecnologie ed una revisione strategica dei processi aziendali in chiave Digitale”. 

Ostacoli alla digitalizzazione nelle PMI 

La pandemia ha giocato un ruolo fondamentale nell’accelerazione dei processi di digitalizzazione nelle PMI, soprattutto a causa della consistente adozione dello smart working.

Un problema che stanno ancora affrontando riguarda la diffusione della banda ultralarga in Italia. Nonostante i numerosi sforzi, rimane ancora molto da fare per avere una copertura adeguata della rete veloce e, in mancanza di un’infrastruttura digitale forte, il rischio è di vedere vanificati gli ingenti investimenti in nuove tecnologie che gli imprenditori hanno fatto.

Ci sono stati dei miglioramenti, ma, secondo il Digital Economy and Society Index della Commissione europea, l’Italia risulta in 24^ posizione su 27 Stati membri dell’UE: siamo ancora oggettivamente una nazione arretrata dal punto di vista della digitalizzazione nelle PMI.

Per quanto riguarda la diffusione della banda larga, la Lombardia è una delle regioni più arretrate d’Italia (in base all’indice di riferimento del piano nazionale Banda Ultra Larga). Ci sono regioni come la Sicilia, l’Abruzzo e il Friuli che sono nettamente in vantaggio rispetto alla Lombardia, cioè alla regione che produce circa il 22% del Pil italiano. 

Nella regione considerata la locomotiva d’Italia, la situazione è a macchia di leopardo, con alcuni comuni ben digitalizzati e altri dove gli imprenditori non possono usufruire di una connessione adeguata con le immaginabili conseguenze sulla competitività industriale del territorio. Se la situazione in Lombardia non è rosea, è impietoso, d’altronde, anche il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi avanzati: nel nostro Paese i cantieri di posa della fibra ottica hanno completato solo il 19% dei lavori, mentre quelli per il wireless sono fermi al 10%.

Se poi confrontiamo la Lombardia con le altre principali regioni europee come il Baden Wuttemberg, il Rhône-Alpes, la Catalogna e così via, ci si rende conto di quanto ci sia ancora da fare sul fronte della digitalizzazione nelle PMI. 

Le ricadute sono state diverse, a seconda del livello di digitalizzazione nelle PMI dei processi aziendali che le imprese avevano già raggiunto prima della pandemia, livello che è legato al modo in cui l’imprenditore – o il management – dirige la sua impresa. 

Bisogna distinguere, quindi, tra azienda strutturata e non strutturata, intendendo per azienda non strutturata quella che non ha un livello di digitalizzazione adeguato, che si limita, ad esempio, a un utilizzo delle sole opzioni di base del pacchetto Office. Quelle che hanno in media 20 dipendenti tipicamente utilizzano Microsoft Office al 10% delle sue potenzialità, non hanno un CRM, non hanno digitalizzato i propri processi e sono state costrette alla fatturazione elettronica perché ne è stato introdotto l’obbligo.

Questo tipo di azienda ha dovuto colmare lacune importanti e si è trovata a dover adeguare in tempi rapidi la propria dotazione hardware/software e la propria infrastruttura digitale, altrimenti con il lockdown sarebbe stata marginalizzata e messa in condizione di non poter operare. 

Le aziende più strutturate, invece, sono quelle che avevano già segmentato i processi aziendali e formato il personale. Avevano creato indicatori di performance per misurare la produttività diventando aziende data driven. Durante l’emergenza pandemica hanno investito nello smart working, nel cloud computing, nell’internazionalizzazione.

Formazione delle persone prima di tutto 

Non si deve, però, pensare solo agli strumenti da adottare nel processo di digitalizzazione nelle PMI, ma anche e soprattutto alle persone. Il personale aziendale va adeguatamente formato affinché sia in grado di utilizzare tali strumenti. Senza un’adeguata formazione, anche gli strumenti più evoluti sono utilizzati con le logiche precedentemente adottate.  

L’anno scorso e quest’anno il tema dominante è stato indubbiamente lo smart working: un’azienda che permette di lavorare non solo presso i propri uffici dà un’idea di apertura, di disponibilità alla conciliazione tra vita e lavoro, di flessibilità rispetto agli orari. Chiaramente lo smart working non è applicabile a tutte le figure aziendali. Chi lavora in produzione non può farlo, ma ci sono una quantità di attività “di servizio” – l’amministrazione, la progettazione, il commerciale, l’assistenza post-vendita – che si possono fare da casa.  

Spesso, infatti, gli imprenditori scelgono di investire su determinate tecnologie seguendo l’esempio dei concorrenti o i consigli di qualche conoscente. Tra le priorità c’è senz’altro quella di essere più flessibili, più agili, di tagliare costi e rigidità. Per adattarsi ai rapidi cambiamenti della realtà che le circonda, infatti, le aziende devono avere un’organizzazione snella grazie a dipendenti formati e pronti ad accogliere le nuove tecnologie e la digitalizzazione. Solo così possono generare la liquidità indispensabile per nuovi investimenti. 

La digitalizzazione nelle PMI permette di affrontare meglio le crisi 

Saper sfruttare la tecnologia in maniera efficace può essere un elemento distintivo per la digitalizzazione nelle PMI, soprattutto per quelle in crescita. Infatti, più della metà delle PMI in attivo, secondo il sondaggio di Salesforce “Piccole e medie imprese: i trend principali, afferma che la tecnologia è una componente fondamentale nell’interazione con i clienti (55%) o nell’ampliamento della propria base clienti (51%).

Più di 7 aziende su 10 credono nell’utilità delle applicazioni che permettono una gestione centralizzata dei processi aziendali: ad esempio, le vendite, il marketing e i servizi di assistenza (marzo 2020). Solo 1 PMI su 4 ritiene che la pandemia l’abbia costretta ad accelerare il ritmo degli investimenti nella tecnologia. Questo è particolarmente vero per le imprese di medie dimensioni e quelle in espansione. Per quanto riguarda invece le aziende stagnanti, il 50% di esse ha diminuito gli investimenti tecnologici durante la pandemia.

Tra le tecnologie che sono state maggiormente adottate, spiccano sicuramente i software di gestione delle relazioni con i clienti (CRM), che sono ormai parte integrante delle quotidiane operazioni delle PMI. Più della metà di esse afferma di utilizzare correntemente un sistema CRM, registrando un aumento del trend del 24% rispetto al 2019.

Digitalizzazione nelle PMI e rapporto con il cliente: il CRM 

Oggi un’azienda, per creare valore aggiunto al mercato e al consumatore, deve gestire e creare un rapporto di qualità con i propri clienti. Non può basarsi esclusivamente sulla comunicazione e sulla bontà di quanto produce. L’utilizzo di strumenti come il CRM, la chat, la videocall possono aiutare ad avere un rapporto più stretto e duraturo.  

Un CRM, però, va progettato riflettendo su quali informazioni trarne per guidare le decisioni aziendali. Se i dati raccolti dal CRM sono ben strutturati, possono fornire informazioni preziose e che non ci si immaginerebbe di poter avere.  

Nonostante la resistenza culturale da parte di alcune aziende, è il momento di investire nella digitalizzazione nelle PMI perché, soprattutto a causa della globalizzazione, il rapporto con i potenziali clienti (che, ad esempio, visitano un e-commerce) si fa più rarefatto: il CRM rende tale rapporto più strutturato e meno episodico. 

Le aziende che operano nei settori della tecnologia (68%), dei prodotti di consumo (68%) e manifatturiero (64%) sono i principali fruitori dei sistemi CRM. In linea con le tendenze pre-pandemia, i vantaggi principali dell’adozione di un sistema CRM rilevati dalle PMI restano il miglioramento del servizio clienti e una sua maggiore rapidità. Molte di esse annoverano anche tra i benefici la possibilità di una visione unificata del cliente, l’integrazione con altri sistemi e l’accesso a più utenti. 

La digitalizzazione nelle PMI è un asso nella manica 

I sistemi CRM non sono l’unica tecnologia a cui si affidano le PMI. Circa la metà di quelle coinvolte nell’elaborazione del report utilizza abitualmente software per l’email marketing, tool di collaborazione online o software per la gestione dell’e-commerce. La digitalizzazione nelle PMI delle interazioni con i clienti, dei flussi di lavoro e delle comunicazioni interne è una strategia vincente per rendere un’azienda più resiliente rispetto alle sfide future. 

Un dato rilevante a supporto di questa tesi è come l’implementazione delle tecnologie sia stata pianificata da 1 azienda su 5 all’inizio della pandemia e che 1 PMI su 5, tra quelle che non stanno attualmente utilizzando queste soluzioni, prevede di adottarle nei prossimi dodici mesi. Il numero delle imprese in crescita che possono avere a loro disposizione svariate tecnologie è più alto rispetto a quello delle loro controparti più piccole o stagnanti. 

Infine, è anche importante sottolineare come la pandemia non abbia cambiato le considerazioni che le aziende fanno per valutare l’adozione di una nuova tecnologia. Più di 7 PMI su 10 scelgono ancora gli strumenti digitali per la gestione della propria attività per la loro facilità d’uso, l’affidabilità del venditore da cui li acquistano e, ovviamente, il prezzo. Un atteggiamento assolutamente coerente con la situazione pre-COVID. 

Digitalizzazione ed esperienze d’acquisto sicure 

Sempre più consumatori prediligono gli acquisti online rispetto a quelli in negozio: una tendenza sicuramente accelerata dalla pandemia di Covid-19. In effetti, le persone intervistate nel report Connected Customer afferma di aver significativamente aumentato la propria interazione online con le aziende nell’ultimo anno, passando dal 42% nel 2019 al 60% nel 2020. Più di 2 consumatori su 3 (68%) affermano di fare acquisti principalmente online. 

Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei consumatori (88%) si aspetta dalle aziende una maggiore implementazione delle iniziative digitali per fronteggiare l’epidemia di Covid-19.  

Prima della pandemia, corrispondeva in media al 44% il numero delle PMI che aveva già interamente digitalizzato i propri processi aziendali (rendendoli disponibili in formato digitale o accessibili tramite cloud o internet). Invece, tra quelle che ne avevano digitalizzati meno della metà, sempre prima dell’inizio della Covid-19, quasi 1 su 3 afferma che proprio a causa della pandemia si è vista costretta ad accelerare gli interventi di digitalizzazione nelle PMI. 

Occhio alla cybersecurity nel processo di digitalizzazione 

Il tema di quest’anno sul quale le aziende devono investire molto è la cybersecurity. Una volta intrapresa la strada della digitalizzazione nelle PMI, le aziende sono esposte ad una incredibile quantità giornaliera di cyberattacchi che possono avere esiti disastrosi.  

Gli hacker hanno sempre più fame di dati raccolti dalle aziende attraverso i nuovi strumenti digitali. Quello della cybersecurity è un tema sottovalutato, ma è necessario sensibilizzare il più possibile le PMI affinché prendano le adeguate contromisure per tempo, in assenza delle quali sono esposte a rischi che possono compromettere l’intero business. 

Attenzione particolare va dedicata alla cybersecurity industriale: il processo di digitalizzazione delle linee di produzione è alla continua ricerca di efficacia che il mercato richiede. È fondamentale difendere le proprie linee di produzione dagli attacchi esterni: gli hacker sono affamati di dati industriali, ma vogliono anche prendere il controllo dei macchinari. Ciò potrebbe comportare fermi macchina, produzione errata o difettosa, impatti ambientali fino ad arrivare anche a possibili impatti di sicurezza sulla vita umana. 

Quali novità ha portato la pandemia nei processi di digitalizzazione nelle PMI

Le due parole chiave che hanno caratterizzato il tempo del lockdown sono flessibilità e sofferenza. Flessibilità per aver avuto la prontezza di prendere in mano la situazione, reagendo velocemente. Sofferenza, per aver dovuto intraprendere scelte importanti e per l’enorme fatica e stress, dettata dal contesto. Ogni scelta, si è portata dietro un peso e un senso di responsabilità importanti, da gestire in poco tempo. 

Molte aziende, infatti, hanno risposto alla crisi con un’improvvisa spinta al digitale. Lo studio promosso da SAP ITALIA e Pepe Research, si è proposto di comprendere quali novità ha portato l’emergenza sanitaria in termini di digitalizzazione nelle PMI italiane. 

Per quanto riguarda le aziende, il lockdown è stato un periodo caratterizzato da tensione reattiva. È emersa la necessità di adattarsi ad un nuovo scenario, in tempi rapidi. Ciò ha richiesto molta flessibilità, seppur in un momento ricco di complessità. Per il 57% degli intervistati questo ha comportato una riorganizzazione importante del lavoro e delle infrastrutture. 

Il cambiamento più di rilievo, è stato in ambito organizzativo e ha coinvolto in primis la gestione del personale per il 77% delle aziende. Queste, sono ricorse allo smart working e alla riorganizzazione del lavoro in sede con l’adozione di dispositivi di protezione individuale e distanziamenti. Proprio per venire incontro alle esigenze emergenti del mercato, nei modelli di business e mercati si è rivista la gestione dei processi (38%) e della supply chain (42%) 

La digitalizzazione nelle PMI durante la pandemia 

La digitalizzazione nelle PMI ha rappresentato un’ancora di salvezza per molte imprese, rendendo più evidenti ritardi e opportunità già presenti prima dell’avvento del COVID-19, e spingendo forzatamente le PMI verso le tecnologie digitali.  

“Nella sua drammaticità, la pandemia ha costretto le PMI a riflettere sulla loro visione di futuro, portandole sempre più ad abbracciare il digitale come strumento di sviluppo” dichiara Andrea Rangone, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation. “Sul campione analizzato, le PMI più mature digitalmente mostrano una più elevata resilienza e produttività: risultano avere in media prestazioni economiche migliori rispetto alle altre in termini di utile netto (+28%), margine di profitto (+18%), valore aggiunto (+11%), ed EBITDA (+11%), oltre ad avere riscontrato minori rallentamenti operativi quando si è verificata l’emergenza da COVID-19”. 

Le PMI che fanno eCommerce, storicamente in ritardo rispetto alle grandi imprese e alle controparti europee, sono cresciute di oltre il 50% rispetto al periodo pre-COVID: tale aumento è imputabile prevalentemente ad una maggiore presenza su piattaforme eCommerce di terze parti, cui le PMI si sono rivolte per riuscire a raggiungere nuove fette di clienti durante i periodi di chiusura forzata dei canali fisici. Per 4 PMI su 10, infatti, l’eCommerce sarà una priorità di investimento per il 2021. 

Il ricorso al lavoro da remoto, le pratiche di rotazione dei turni dei dipendenti e le esigenze di distanziamento sociale hanno portato ad un incremento di adozione di soluzioni digitali per lo scambio di dati e informazioni aziendali. Da un lato 9 PMI su 10 gestiscono in maniera elettronica almeno una parte dei propri documenti aziendali, quali documenti di trasporto o conferme d’ordine. Dall’altro, si è registrato un forte aumento dei servizi in Cloud, fruiti dal 69% delle PMI, dovuto principalmente ad un maggiore utilizzo dei servizi software di base, e in minor parte a investimenti infrastrutturali in Cloud. 

Le criticità più avvertite nel processo di digitalizzazione nelle PMI

Secondo i dati riportati da SAP e Pepe Research, la maggior parte del management intervistato credeva di aver un buon livello di digitalizzazione al momento del lockdown. Nonostante ciò, è emerso che durante l’emergenza i maggiori problemi affrontati riguardavano proprio la tecnologia. 

Più in particolare, le criticità vertevano intorno alle infrastrutture: 

  • carenza di hardware: uno dei problemi più citati è stata l’assenza (e la difficoltà di reperimento nell’immediato) di notebook e sistemi che permettessero il lavoro da remoto; 
  • problemi di connessione: lavorare da casa ha comportato il ricorso alle reti domestiche, non sempre adeguate, o la dotazione per connessioni Wi-Fi. 
  • sistemi sottodimensionati: anche ove presenti soluzioni per il lavoro da remoto, raramente questo era pensato per supportare il carico contemporaneo di molti accessi. 

Digitalizzazione soprattutto nel marketing 

Nel 2020 molte imprese hanno deciso di non perdere ulteriore tempo e adottare strumenti digitali da usare nei diversi processi organizzativi, produttivi e gestionali. Il digitale è entrato a far parte della normale vita aziendale e viene usato oggi soprattutto nel marketing. 

L’esplosione della pandemia ha velocizzato la digitalizzazione nelle PMI, ma soprattutto ha avuto un impatto importante sugli imprenditori, che hanno acquisito una importante consapevolezza: le nuove tecnologie sono determinanti per la crescita e la competitività dell’azienda. Il fenomeno è confermato dal recente studio di Qonto, un servizio finanziario digitale rivolto proprio a professionisti e aziende. Il report scatta una fotografia al rapporto tra le piccole medie aziende italiane e il digital. 

Il report prende in considerazione un campione di imprenditori italiani. Il 44% degli intervistati ha dichiarato di aver accelerato il processo di digitalizzazione nella propria azienda. Il 25% di questi non prevedeva assolutamente questo tipo di investimento, ma la pandemia ha determinato un cambio di strategia. D’altronde, le nuove tecnologie hanno permesso a tante pmi di non bloccarsi proprio durante i primi mesi di lockdown, continuando a operare anche da remoto. 

E anche grazie ai tanti frutti raccolti, che il trend non si è affatto esaurito, anzi. Le aziende confermano anche per il 2021 di dedicare ampia parte del proprio budget al digitale. Lo ha confermato il 70% del campione intervistato. Le aziende saranno sempre più digitalizzate. L’obiettivo è ottimizzare la gestione quotidiana dell’impresa e semplificare i processi. 

Come si sono organizzate le aziende durante la pandemia 

Con l’introduzione del digitale, le imprese intervistate hanno riorganizzato la struttura e l’organizzazione interna. Per esempio, hanno adottato lo smart working, spostando tutta l’operatività online. Allo stesso tempo, hanno intrattenuto rapporti con i clienti grazie alle videochiamate, alle chat e comunque sempre grazie alle nuove tecnologie. Perchè molte aziende hanno deciso di sfruttare il digitale nel 2020? Tra le paure più diffuse troviamo quella di perdere la competitività (38%) e di avere perdite di ricavi (25%). 

Digitalizzazione nelle PMI in Italia nel 2020: i messaggi chiave 

  • Nelle PMI italiane cresce il ricorso ad alcuni strumenti digitali, ma in oltre 4 aziende su 10 (42%) le competenze sono ancora limitate o distribuite in maniera non omogenea tra il personale.
  • Nelle PMI la pandemia ha accelerato il ricorso a eCommercesoluzioni di gestione digitalizzata dei documenti (9 su 10 hanno almeno una parte della gestione documentale in formato elettronico) e servizi in Cloud (fruiti dal 69% del totale). Si può però parlare di approccio avanzato al digitale solo nel 9% dei casi.
  • La trasformazione digitale rimane in generale limitata a specifici servizi e strumenti operativi, faticando a decollare verso una revisione strategica dei processi: a mancare è in primo luogo la visione, con il 43% di imprenditori che mostra ancora delle resistenze nell’approccio al digitale.
  • A parità di settore, dimensione e area geografica, le PMI più mature digitalmente mostrano una più elevata resilienza e migliori performance economiche.

A fronte di un totale di circa 4,4 milioni di imprese attive in Italia, le quasi 220 mila PMI (imprese con un numero di addetti compreso tra 10 e 249, con meno di 50 milioni di euro di fatturato) costituiscono un pilastro del tessuto imprenditoriale italiano, rappresentando il 41% del fatturato nazionale, il 38% del valore aggiunto ed il 33% degli occupati1. Su questo comparto la congiuntura economica negativa dell’ultimo anno ha avuto un impatto rilevante, con effetti di lungo periodo ancora incerti. 

Conclusione: accelerata repentina nella voglia di digitalizzare 

Per contrastare l’emergenza Covid-19, la decisione più diffusa tra le aziende è stata quella di ricorrere alla digitalizzazione. Infatti, ben il 70% delle aziende ha messo in campo più progetti legati al digitale. Nella maggior parte dei casi (64%) la strategia è stata quella di accelerare immediatamente processi previsti per il prossimo futuro. In alcuni casi andando ad attivare scelte che venivano procrastinate, o non prese, da tempo. 

Quello che emerge dallo studio di SAP e Pepe Research è che l’iniezione di innovazione è stata certamente forte, con l’80% degli executive che ha indicato che la pandemia ha dato la giusta spinta alla digitalizzazione nelle PMI. Le principali innovazioni citate dagli intervistati fanno rifermento a ‘strumenti di collaborazione’, videocall come prima citazione e massiccio ricorso a webinar. Non è mancato però il potenziamento di strumenti di digital marketing ed e-commerce. 
 

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